Uscirne vivi: l’importanza dei riti di commiato alla fine di un rapporto

‘E’ arrivato il momento, l’altra casa è pronta. Quando io e Samantha abbiamo deciso di separarci ho sperato che questo momento non arrivasse mai, mi faceva molta paura e non riuscivo ad accettarlo, ad accettare che dopo tanti anni insieme e quattro figli stesse finendo tutto. Avrei rivoluto indietro la mia Samantha, quella che avevo sposato 25 anni fa e non volevo accettare nemmeno i suoi cambiamenti, la sua crescita. Adesso che è evidentemente tutto perduto credo non avrebbe più senso restare nella nostra casa, è proprio arrivato il momento di andare’, esordisce Riccardo affranto.

Non di rado ci capita di vivere il cambiamento come una minaccia e non come un’opportunità di crescita. Restiamo attaccati ad rigido ruolo relazionale che non vogliamo lasciar andare per far spazio al nuovo o ci aggrappiamo all’idea di come le cose erano prima opponendoci ad una trasformazione creativa. Non riusciamo ad aprirci a quello che c’è’ nel presente e resistiamo alla possibilità di abbandonare il controllo sulla realtà, permettendo che le cose siano come siano. Lottiamo irrealisticamente per qualcosa che non ci da’ più alcun appagamento e non ci permette di essere felici. Se l’altro non ha più desiderio di giocare, noi continuiamo a tirare i dadi illudendoci di poter giocare da soli pur di non mollare…e cerchiamo spiegazioni e le pretendiamo perché non riusciamo ad accettare che la relazione stia finendo.

‘Come ti fa sentire l’idea di uscire di casa Riccardo?’, domando io.

‘Ma’, tutto sommato tranquillo’, mi risponde lui con lo sguardo congelato.

Sento che Riccardo sta inconsciamente evitando di incontrare i suoi sentimenti in merito alla questione perché forse troppo dolorosi per lui. Il prezzo che paga per questo è un’anestesia che lo rende simile ad un’automa e che spegne la sua energia vitale. Mi chiedo quanto possa essergli di aiuto arrivare al momento in cui andrà via di casa così, nella totale negazione delle sue emozioni. Cosa arriverà di lui ai suoi figli e alla sua ex moglie in questa fuga da se stesso e da ciò che prova? E a lui cosa rimarrà dentro andando via come un fantasma, con la speranza che nessuno lo veda davvero? Cosa gli rimarrà se scappa piuttosto che concedersi un commiato consapevole in cui restare dentro di sè e dentro la relazione con i suoi figli e con Samantha? Che aridità resterà tra di loro e dentro di lui se rimane  ancorato all’illusione che questa cosa non sta succedendo davvero piuttosto che attraversarla in tutte le sue buie traiettorie?

Provo, attraverso una proposta, a tendergli simbolicamente la mano per aiutarlo ad uscire dal bunker in cui si è difensivamente rifugiato.

‘Riccardo, che ne dici di fare le prove generali?’

‘Cosa intendi dire?’, chiede Riccardo un po’ stranito.

‘Intendo dire che potresti provare  ad immaginare che il momento in cui uscirai di casa stia accadendo proprio adesso, qui, ora. Forse attraversare qui, con il mio sostegno, quello che potrebbe accaderti dentro ti aiuterà a viverlo in modo più reale e più consapevole e ad affrontarlo piuttosto che evaderlo. Che ne dici?’

‘ Si, ci sto’.

Bene, sento che Riccardo è disponibile ad uscire dal suo stato di  trance per tornare a sentire.

Gli propongo prima un lavoro corporeo di centratura che gli consenta di approfondire il contatto con le sue emozioni e lo renda più aperto ad accogliere ciò che arriverà dal suo interno.

‘Ora Riccardo scegli un posto della tua casa rassicurante e immagina di essere li’ in questo momento. Da li’ preparati a salutare tutti. Prova a condividere con me tutto ciò che accade.’ gli dico.

‘Sono seduto sul divano, il divano su cui spesso io e Samantha restavamo abbracciati…da li’ guardo la cucina. Penso a tutte le volte in cui ho cucinato per i miei figli e per lei…e poi guardo il giardino, com’èbello. Non mi ero mai reso conto di quanto fosse bella la nostra casa e di quanto io mi senta legato a questo nido. Sento i bambini che sono di sopra a giocare. Vorrei sparire il più velocemente possibile, vorrei che non si accorgessero di nulla’.

‘Ti sei domandato cosa proverebbero nello scendere al piano inferiore dopo i loro giochi sfrenati e non trovarti più? Solo il profumo di te nell’aria.Credi che sarebbe utile per loro che il loro papà fuggisse via senza salutarli?’

‘ No…non lo sarebbe…’

‘E tu come ti sentiresti poi? Per te sarebbe utile?’.

‘Certo che no. Sarebbe terribile per tutti.’

‘Ok, allora chiamali, immaginali uno per uno davanti a te e inizia a darti il permesso di navigare a fondo nell’attraversamento di questo saluto’.

‘ Va bene li chiamo…inizio a salutare la mia primogenita’, prende coraggio Riccardo.

‘Ok’, dico io.

‘ Roberta….’ scoppia subito in un pianto a dirotto.

‘ Roberta…non è questo ciò che avevo sognato per la nostra famiglia…mi dispiace tanto. Ora devo andare e anche se cambierò casa, non abiterò più qui con voi sappi che  il nostro legame va oltre i tetti e le distanze e io ci sarò sempre per te, sempre!’

I singhiozzi si muovono nel suo corpo come un’onda liberatoria che seppur nel dolore pare riportare vita in Riccardo.

‘Lucia, qualche giorno fa mi hai nascosto in tasca un biglietto su cui c’era scritto:’Io ti cammino accanto, tu non perdermi mai’. Ti voglio un bene infinito Lucia e non ti perderò mai, mai. Promessa del tuo papà.’ Il pianto pare adesso piegargli il corpo in due.

‘Giulio tu sei di poche parole, un po’ come me. Un po’ come me tieni tutto dentro ma so cosa stai provando perché lo provo anche io. Voglio solo abbracciarti’.

E poi e la volta del piccolino di casa.

‘Tommaso, sei il mio piccolo ometto. Saltami in braccio che voglio stringerti forte. Papà sta andando ma ci vediamo presto’. Riccardo attraversa a pieno tutte le sue emozioni e sento che fluisce con loro. Mi sento profondamente commossa e ammiro il suo coraggio di passare attraverso la verità che ha dentro.

E poi in ultimo Samantha….

‘Mi dispiace Samantha, non avrei mai voluto che accadesse questo.Rimarrai  sempre importante per me, ti ho amata tantissimo e credo di amarti ancora ma poco importa ormai. Sappi solo che se avrai bisogno di me io ci sarò.’

Riccardo fa un enorme sospiro di sollievo, e poi un altro e un altro ancora. Sembra uscire da una sala di rianimazione e riprendere pian piano a respirare. Dal pianto profondo passa al sorriso. Un sorriso triste ma consapevole, rilassato, tenero, presente.

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Entrare nei sentimenti di lutto legati alla fine di una relazione senza reprimerli o negare la frustrazione per qualcosa che non è andato come desideravamo permette di non restare ingabbiati in pericolose paralisi emotive e di trasformare la separazione in una possibilità di crescita in cui far tesoro dell’esperienza per migliorare la propria vita ed arrivare più maturi e consapevoli a future relazioni. è importante domandarsi ‘cosa ho sbagliato io? Qual è la mia parte di responsabilità? E la sua?’ Quasi sempre la responsabilità è suddivisa tra entrambi i partner ed è importante maturare consapevolezza di ciò che è accaduto. è un momento per fermarsi, ascoltarsi e ricentrarsi su di sè. Può essere utile porsi anche questa ulteriore domanda: ‘Chi sono io ora senza di te?’. All’inizio il disorientamento farà da sovrano e sarà difficile rispondere ma pian piano sarà possibile riscoprire i propri interessi, darsi nuovi stimoli, dedicarsi a progetti abbandonati da tempo, imparare cose nuove e ricreare un nuovo equilibrio. E i figli, se ci sono? è importante parlare loro chiaramente. Spiegare che mamma e papà si stanno preparando a concludere la loro storia d’amore e si separeranno ma che continueranno a volergli bene e a collaborare per occuparsi di loro. Puntualizzare che non è colpa loro. Lasciare spazio al loro dolore e alla rabbia, non nascondere le proprie emozioni perché hanno bisogno di modelli di umanità; se mamma e papà si daranno il permesso di lasciarsi andare a ciò che provano anche loro se lo concederanno. Rassicurarli sul fatto che potranno in ogni momento vedere o telefonare al genitore che non è li.

Se presi dalla rabbia o dal dolore o dal desiderio di vendetta non riusciamo a fare questo può essere il caso di chiedere aiuto.

‘Riccardo come concludi questa seduta?’.

‘Sono nella mia tristezza  ma mi sento più lucido, sereno e sollevato. E pare assurdo ma sento affiorare anche uno strano e insolito coraggio verso la vita.’

‘ Bene’, dico io, ‘ora sei pronto ad uscire VIVO da casa tua’.

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